The Search Fund model as a tool for SMEs succession

Source: Il Sole 24 ORE | Fonte: Il Sole 24 ORE

The search fund model is gaining traction across Europe, and Italy is no exception. Originally developed at Stanford Graduate School of Business in the early 1980s, the structure allows young entrepreneurs, typically recent MBA graduates, to raise a small pool of capital from a group of investors, use it to identify and acquire a single small or medium-sized enterprise (SME), and then operate it directly as CEO. The model has historically delivered strong returns in the United States, and its expansion into European markets is now attracting growing institutional interest.

In Italy, the appeal of search funds aligns closely with a well-documented structural opportunity: the country has one of the highest concentrations of family-owned SMEs in the world, many of which face acute succession challenges. Founders approaching retirement age often lack natural heirs willing or able to take over, creating a pipeline of fundamentally sound businesses available for acquisition at reasonable valuations. For a motivated searcher backed by experienced investors, this dynamic represents a compelling entry point into business ownership.

The mechanics of the model are straightforward but demanding. After raising an initial search capital tranche, typically between €300,000 and €600,000, the searcher spends one to two years conducting proprietary deal origination, often targeting businesses with €1 million to €5 million in EBITDA, stable cash flows, and defensible market positions. Upon identifying a target, the investor group is given the right to fund the acquisition, which is usually structured with a combination of equity and acquisition debt. The searcher then steps in as the operating CEO, aligning incentives through a meaningful equity stake that vests over time.

While the model remains nascent in Italy compared to markets like Spain, where the search fund ecosystem is significantly more developed, momentum is building. A growing number of Italian business schools and MBA programs are incorporating search fund curricula, and a handful of local and pan-European investor syndicates have begun dedicating capital specifically to the asset class. The presence of experienced self-funded searchers, entrepreneurs who skip the initial fundraise and finance the search phase themselves, is also increasing, reflecting rising familiarity with the model among the domestic entrepreneurial community.

From an investment perspective, the search fund asset class occupies a distinct position within the broader private equity landscape. It offers exposure to lower middle market acquisitions with active operational involvement, relatively low entry multiples, and the potential for meaningful value creation through professionalization and growth. As Italian SMEs continue to grapple with succession, digitalization, and international expansion challenges, the search fund structure offers a mechanism that benefits founders, investors, and the next generation of business leaders simultaneously.

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Il modello del search fund sta guadagnando terreno in tutta Europa, e l’Italia non fa eccezione. Sviluppato originariamente presso la Stanford Graduate School of Business nei primi anni ’80, la struttura consente a giovani imprenditori, tipicamente neolaureati MBA, di raccogliere un piccolo pool di capitale da un gruppo di investitori, utilizzarlo per individuare e acquisire una singola piccola o media impresa (PMI), per poi gestirla direttamente in qualità di CEO. Il modello ha storicamente generato rendimenti solidi negli Stati Uniti, e la sua espansione nei mercati europei sta attirando un interesse istituzionale crescente.

In Italia, l’attrattiva dei search fund si allinea strettamente a un’opportunità strutturale ben documentata: il Paese ha una delle concentrazioni più elevate al mondo di PMI a conduzione familiare, molte delle quali si trovano ad affrontare sfide acute legate al passaggio generazionale. I fondatori prossimi all’età pensionistica spesso non dispongono di eredi naturali disposti o in grado di subentrare, creando una pipeline di imprese fondamentalmente solide disponibili per l’acquisizione a valutazioni ragionevoli. Per un searcher motivato e sostenuto da investitori esperti, questa dinamica rappresenta un punto di accesso interessante alla proprietà d’impresa.

La meccanica del modello è lineare ma impegnativa. Dopo aver raccolto una tranche iniziale di capitale di ricerca, tipicamente compresa tra 300.000 e 600.000 euro, il searcher trascorre uno o due anni conducendo un’attività proprietaria di origination, puntando spesso a imprese con EBITDA compreso tra 1 e 5 milioni di euro, flussi di cassa stabili e posizioni di mercato difendibili. Una volta individuato il target, il gruppo di investitori ottiene il diritto di finanziare l’acquisizione, solitamente strutturata con una combinazione di equity e debito di acquisizione. Il searcher subentra quindi come CEO operativo, allineando gli incentivi attraverso una quota azionaria significativa che matura nel tempo.

Sebbene il modello rimanga ancora in fase iniziale in Italia rispetto a mercati come la Spagna, dove l’ecosistema dei search fund è notevolmente più maturo, il momentum è in crescita. Un numero crescente di scuole di business italiane e programmi MBA sta introducendo curricula dedicati ai search fund, e alcuni sindacati di investitori locali e paneuropei hanno iniziato ad allocare capitale specificamente a questa asset class. Sta aumentando anche la presenza di self-funded searcher, imprenditori che saltano la fase iniziale di raccolta finanziando autonomamente la ricerca, a conferma di una familiarità crescente con il modello all’interno della comunità imprenditoriale italiana.

Dal punto di vista degli investimenti, la asset class dei search fund occupa una posizione distinta nel panorama più ampio del private equity. Offre esposizione ad acquisizioni del mercato medio-basso con coinvolgimento operativo diretto, multipli d’ingresso relativamente contenuti e potenziale di creazione di valore significativa attraverso professionalizzazione e crescita. Man mano che le PMI italiane continuano ad affrontare le sfide legate alla successione, alla digitalizzazione e all’espansione internazionale, la struttura del search fund offre un meccanismo che avvantaggia simultaneamente i fondatori, gli investitori e la prossima generazione di leader d’impresa.

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