Source: We Wealth | Fonte: We Wealth
The search fund model, long established in the United States and increasingly present across Europe, is gaining meaningful traction in Italy. The vehicle allows a sponsored entrepreneur (the so-called searcher) to raise a modest initial capital from investors, use it to identify and acquire a single small or medium-sized enterprise (SME), and then operate that business with a long-term value creation mandate. For investors, the appeal lies in the combination of private equity-style returns with a more hands-on, operationally focused structure.
According to reporting by We Wealth, proponents of the model in the Italian market cite potential internal rates of return (IRR) of up to 30%, a figure broadly consistent with global benchmarks published by the Stanford Graduate School of Business, which has tracked search fund performance for over two decades. The median IRR for traditional search funds globally has historically ranged between 30% and 35%, though outcomes vary substantially depending on deal quality, sector, and management execution.
Italy presents a structurally compelling backdrop for this strategy. The country hosts one of Europe’s densest concentrations of family-owned SMEs, many of which face acute succession challenges as founding generations retire without identified heirs or professional successors. This so-called generational transition problem creates a pipeline of viable acquisition targets that are often profitable, asset-light, and available at reasonable valuation multiples (typically in the range of 4x to 7x EBITDA for businesses in fragmented, non-cyclical sectors).
The typical search fund lifecycle unfolds in two stages. In the search phase, lasting roughly 18 to 24 months, the searcher receives funding (often between €300,000 and €500,000) to cover operating costs while conducting proprietary deal sourcing. Upon identifying a target, the same investor group is invited to fund the acquisition phase, which may require total equity of €2 million to €10 million depending on the size of the target. The searcher typically receives a meaningful equity stake (often referred to as carried interest or equity earn-in) contingent on performance thresholds.
Despite the model’s theoretical fit with the Italian market, adoption has been slower than in Spain, France, or Germany, where search fund ecosystems are more developed and supported by dedicated accelerators and institutional LP networks. Key friction points in Italy include limited awareness among both entrepreneurs and potential investors, complexity in deal structuring under Italian corporate law, and the cultural preference of many SME owners for trade buyers over financial sponsors. Nevertheless, a growing cohort of Italian and international searchers is actively pursuing acquisitions across sectors including industrial components, niche B2B services, healthcare services, and specialty food and beverage.
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Il modello del search fund, consolidato da tempo negli Stati Uniti e in crescente diffusione in Europa, sta acquisendo rilevanza anche in Italia. Questo veicolo consente a un imprenditore “sponsorizzato” (il cosiddetto searcher) di raccogliere un capitale iniziale contenuto presso investitori, utilizzarlo per individuare e acquisire una singola piccola o media impresa (PMI), e successivamente gestirla con un mandato di creazione di valore nel lungo periodo. Per gli investitori, l’attrattiva risiede nella combinazione di rendimenti tipici del private equity con una struttura più operativa e diretta.
Secondo quanto riportato da We Wealth, i sostenitori del modello nel mercato italiano citano potenziali tassi interni di rendimento (IRR) fino al 30%, una cifra in linea con i benchmark globali pubblicati dalla Stanford Graduate School of Business, che monitora le performance dei search fund da oltre vent’anni. L’IRR mediano al lordo delle imposte per i search fund tradizionali a livello globale è storicamente compreso tra il 30% e il 35%, con risultati che variano sensibilmente in funzione della qualità dell’operazione, del settore e dell’esecuzione manageriale.
L’Italia offre un contesto strutturalmente favorevole a questa strategia. Il paese ospita una delle concentrazioni più elevate in Europa di PMI a controllo familiare, molte delle quali si trovano ad affrontare problemi di successione, con fondatori in età di pensionamento privi di eredi o successori professionali identificati. Questo cosiddetto problema del passaggio generazionale genera un flusso di potenziali target di acquisizione spesso redditizi, a basso impiego di capitale fisso e disponibili a multipli di valutazione ragionevoli (tipicamente compresi tra 4x e 7x l’EBITDA per imprese operanti in settori frammentati e non ciclici).
Il ciclo di vita tipico di un search fund si articola in due fasi. Nella fase di ricerca, della durata di circa 18-24 mesi, il searcher riceve finanziamenti (spesso tra €300.000 e €500.000) per coprire i costi operativi durante la ricerca di un’azienda. Una volta individuata la target, lo stesso gruppo di investitori viene invitato a finanziare la fase di acquisizione, che può richiedere un equity totale compreso tra €2 milioni e €10 milioni a seconda delle dimensioni dell’azienda. Il searcher riceve tipicamente una significativa quota azionaria (spesso denominata carried interest o equity earn-in) subordinata al raggiungimento di soglie di performance.
Nonostante l’adattabilità teorica del modello al mercato italiano, l’adozione è stata più lenta rispetto a Spagna, Francia o Germania, dove gli ecosistemi di search fund sono più sviluppati e supportati da acceleratori dedicati e reti istituzionali di LP. I principali ostacoli in Italia includono la limitata consapevolezza del modello tra imprenditori e potenziali investitori, la complessità nella strutturazione delle operazioni ai sensi del diritto societario italiano e la preferenza culturale di molti proprietari di PMI per acquirenti industriali rispetto a sponsor finanziari. Ciononostante, un numero crescente di searcher italiani e internazionali sta attivamente perseguendo acquisizioni in settori quali componentistica industriale, servizi B2B di nicchia, servizi sanitari e food & beverage di specialità.

